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PUBBLICAZIONI SAGGISTICA

PROFETI INASCOLTATI
MISCELLANEA DI STUDI
a cura di Fulvio Senardi

con i contributi di Alberto Brambilla, Giulia Caccamo, Riccardo Cepach, Renzo S. Crivelli, Fabrice De Poli, Fabio Fabbri, Bernard Hauteclouque, Annapaola Laldi, Stefano Magni, Francesca Pisolato, Fulvio Salimbeni e del curatore.

pubblicato in dicembre del 2015
ISBN 978-88-908526-7-1
€ 15 - ordinabile qui

Fulvio Senardi

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Copertina PROFETI INASCOLTATI     Mai come nei decenni che precedono la Grande guerra il tema della pace è stato così assiduamente tematizzato. Vi sono stati dedicati convegni e autorevoli riflessioni di politici e di filosofi, sono nati movimenti d'opinione di gran presa sulla società civile che ambivano realizzarne l'utopia, non pochi partiti europei e americani - in primo luogo il Partito socialista - lo hanno iscritto nelle loro piattaforme rivendicative. Eppure un intero continente è scivolato nella guerra come se tale sforzo intellettuale e organizzativo non ci fosse mai stato. Questo volume, che nasce da un Convegno triestino organizzato dall'Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia, aiuta a capire perché.

Circostanze e ragioni di un convegno

     Sposato con entusiasmo dall'assessore alla cultura del Comune di Trieste, Franco Miracco (in carica nel 2014), il convegno i cui atti presentiamo: Profeti inascoltati - Il pacifismo alla prova della Grande Guerra (Trieste, 27 giugno 2014) è parso, all'Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia che lo ha ideato e voluto, una maniera non banale, non retorica e soprattutto di alto valore etico per riflettere sulla Grande Guerra, nella città «cara-al-cuore» che quel ricordo di solito celebra (o celebrava, anche i miti appassiscono) con sfilate e concorso di folla dagli occhi lucidi. Ne viene fuori un quadro ricco e sfaccettato, a metà strada tra storia e letteratura (come mostra la seconda parte del volume, originale messa a fuoco delle potenzialità civili e 'incivili' della letteratura italiana fra Otto e Novecento), tra storia delle idee e antropologia. Lasciamo al lettore il compito di giudicare.

     Chi scrive, convinto del valore «scientifico» della miscellanea (come si usa dire in ambito accademico) non lo è tuttavia altrettanto delle sue possibili ricadute civili. Ma, si sa, la volontà è ottimista anche quando la ragione la smentisce, e non è male, a volte lasciarsi guidare dalla prima. I nostri connazionali, lettori deboli anzi debolissimi (ai quali dunque questo libro è destinato a sfuggire), condotti, nonostante lo scialo di talk-shows, verso soglie sempre più basse di sensibilità morale e partecipazione politica dal Grande Fratello televisivo, il miculpop del duopolio RAI-Mediaset, vivono, al pari degli altri popoli europei, sempre più sotto la minaccia di quei «frammenti di terza guerra mondiale» che si affollano ai nostri confini geografici e intellettuali, creano dentro il nostro stesso continente virulenti focolai di crisi (fino alla guerra combattuta), lacerano la nostra quotidianità con i Kalashnikov e le bombe del terrorismo. Più che mai sono indispensabili gli esami di coscienza e gli sforzi di comprendere dell'intelligenza.Geschiecte des Weltkrieges 1914/1917

    Con il coraggio di ammettere che l'Italia figura fra i primi esportatori di armi del mondo, di criticare quelle politiche di paesi alleati che, in una logica di affermazione internazionale, alimentano conflitti regionali che è poi impossibile spegnere, e di negarsi soprattutto a quelle richieste di soluzioni "muscolari" contro i mercanti uomini, le loro basi e chi li protegge ("Tripoli, bel suol d'amore"...), contro gli stati che spalleggiano il terrorismo, contro "civiltà" nemiche (?), che sempre più spesso e da più parti si sentono invocare. Se, per ora, il Paese mantiene i nervi saldi, anche grazie ad una classe politica che può non entusiasmare, ma che sta dimostrando, su questi temi, un lodevole buon senso, non dimentichiamo che il 'vizietto' militarista è robustamente presente in Italia, nazione fattasi nel lungo Ottocento attraverso la guerra, regia o garibaldina che fosse, uscita vincitrice dal primo conflitto mondiale e 'quasi' vincitrice dal secondo (grazie alla Resistenza e alla cobelligeranza ... astuzia delle politiche della memoria al servizio di una sfacciata auto-indulgenza!), e dove non c'è cerimonia pubblica o appuntamento istituzionale, che non abbia il suo contorno di greche, stellette, medaglie tintinnanti, sciabole sguainate, picchetti d'onore, frecce tricolori, ecc. (attendiamo con ansia che un Presidente si decida a visitare un ospedale, una scuola, un ospizio per anziani, un orfanotrofio, la sede di una ONLUS, ecc., per celebrare, così come vorremmo, la festa della Repubblica).

     Basta questo per definire l'Italia, per «familiarità», un paese a rischio? Le tendenze dell'oggi, nei Palazzi che contano, non sono incoraggianti. Si disegna un inedito quadro dei futuri rapporti di potere nella politica e nella società: una platea di decisori drasticamente ridotta e gerarchizzata (la voce demagogica spiega ai "gufi" che è l'Europa a chiedere rapidità nei processi decisionali, e se questo significa assemblee di "nominati", ben vengano!), centri di potere paralleli sempre più intoccabili nelle loro prerogative e sempre meno trasparenti (lo ha chiarito l'ex-Presidente, rivendicando piena autonomia, al di fuori di ogni controllo del Parlamento, al Consiglio superiore di difesa), un esercito che, costituito da professionisti, ha ridotto i legami tra forze armate e Paese e i cui costi (armamenti, personale, ecc.), sono artatamente celati (da sempre, per altro) dietro disorientanti cortine di fumo o dentro sibillini "libri bianchi" (e mai, comunque, oggetto di pubblica discussione).

     Peace party in EnglandChi scrive, e non ignora che la partecipazione italiana alla Prima guerra mondiale fu voluta da una minoranza, alla Seconda addirittura da un uomo solo, si augura che la ragionevolezza continui a prevalere, e che la guerra, di fronte agli infiniti strumenti di pressione e di pacificazione di cui dispone la comunità internazionale (per quanto, sovente, poco sensibile alla necessità della concordia), appaia sempre più chiaramente una absurda ratio piuttosto che l'ultima ratio.

     Concludo con una brevissima tabula gratulatoria: grazie dunque al Comune di Trieste che ha finanziato il Convegno, inserendolo nel suo programma di manifestazioni per l'estate 2014; grazie con speciale calore allo staff della Casa della Musica di Trieste che ha risolto tutti i problemi pratici che si sono via via presentati; grazie all'Associazione culturale "Libreria dell'Orso" di Pistoia, che ha deciso di finanziare la pubblicazione degli atti con un gesto di straordinaria generosità e di grande merito civile, in un momento in cui sono venuti a mancare la gran parte dei finanziamenti pubblici, dacché 1'air du temps' ha trovato nell'amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia, settore cultura, lo storico finanziatore del piccolo associazionismo, un interprete rigoroso: esige - del tutto a prescindere dal carattere e dai contenuti delle manifestazioni: un convegno storico-letterario oppure la sagra della sardella - incontrovertibili 'risultati', ovvero, presenza turistica, ricaduta elettorale, fatturato (lamentavano Claudio Magris e Angelo Ara nel bellissimo Trieste - Un'identità di frontiera la fine ingloriosa dell'impresa Pittoni-Stuparich dello «Zibaldone», «occasione mancata di Trieste» perché, spiegavano, «non sufficientemente sostenuta» ... eufemismo bello ed attualissimo); grazie agli amici che hanno dato vita, con il loro contributo intellettuale, alle pagine di questo volume.

Foto acquisite durante la presentazione del volume presso la sala della libreria di Minerva di Trieste il 24 marzo 2016
Hanno scritto sul PICCOLO del 24 marzo 2016
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In ordine da sinistra:
Fulvio Senardi, Walter Chiereghin e Luca Zorzenon

da sinistra: Fulvio Senardi, Walter Chiereghin e Luca Zorzenon
 

Fulvio Senardi - Presidente dell'Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione

     Fulvio Senardi ha insegnato nelle scuole e all'università in Italia e all'estero. Attualmente presiede l'Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia. Oltre a numerosi saggi di argomento storico-letterario, traduzioni e curatele, ha firmato varie monografie. Fra di esse: Il punto su d'Annunzio (1989); Gli specchi di Narciso: aspetti della narrativa italiana di fine Millennio (2001); Il giovane Stuparich - Trieste, Firenze, Praga, le trincee del Carso (2007); Saba (2012). Sua la curatela di miscellanee che raccolgono gli atti di Convegni promossi dall'Istituto Giuliano: Scrittori in trincea. La letteratura e la Grande Guerra (2008); Riflessi garibaldini - II mito di Garibaldi nell'Europa asburgica (2009); Silvio Benco, «Nocchiero spirituale» di Trieste (2010); Scipio Slataper, il suo tempo e la sua città (2013).

- documento pubblicato il 3 marzo 2016 -

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