PUBBLICAZIONI BIBLIOTECHINA DEL CURIOSO

ASCENSORI INVISIBILI

di Enrico Morovich

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coprtina ASCENSORI INVISIBILIEraclito fu il primo a dire che l'uomo, dormendo, si ritira in un mondo tutto suo e che il sogno altro non è che il prolungamento delle preoccupazioni e dei proponimenti della vita reale. Ogni sogno va dunque inteso come una mitologia personale e va interpretato secondo il contenuto, la struttura e il significato. Per pervenire a quest'ultimo, alla sua intenzionalità, alle sue finalità, occorre leggere le immagini e la loro drammaturgia, non disgiunta da quella dell'insieme formale delle relazioni tra le stesse, poiché il sogno, nel rivelare l'io e il sé, nel contempo li nasconde esattamente come un simbolo, in immagini di esseri diversi dal soggetto. Pertanto questi vive il dramma sognato come se realmente esso esistesse al di fuori della sua immaginazione. La coscienza della realtà si cancella mentre si dissolve anche il senso dell'identità personale, e a tal punto che Chuang-tzù non sa più se è Chuang-tzù ad avere sognato d'essere una farfalla, o se è la farfalla che ha sognato d'essere Chuang-tzù. Il paradosso qui indicato ha maggior valore quando il sogno si svolge ad occhi aperti perché, trasferito a un livello adeguato della coscienza, ossia a quello in cui coscienza e anima entrano in simbiosi, esso diviene mezzo di creazione, sia nel processo della vita personale, sia in un'opera d'arte. E se è vero, come dice Frédéric Gaussen che il sogno è il "simbolo dell'avventura individuale, così profondamente collocato nell'intimità della coscienza da sfuggire al suo stesso creatore, il sogno ci appare come l'espressione più segreta o più impudica di noi stessi". E non è forse un gioco impudico quello che Enrico Morovich mette in atto in questi venticinque racconti? Forse perché "il mondo dei sogni - come scrive Bianca Semenzato, concordando con Meseguer - è investito totalmente dalle tendenze degli affetti soggettivi che agiscono nella nostra fantasia senza il correttivo costante che durante la veglia proviene dai vari sensi e dalla critica comparativa della ragione", con una semplicità e immediatezza che disarmano Morovich, con i suoi sogni, sembra dirci che la realtà non è poi tutto ciò che si riesce a controllare con la ragione, e che esiste un altro aspetto della stessa, meno afferrabile ma non per questo meno concreto, che passa attraverso canali più misteriosi, perché meno razionali, e tuttavia psichici, sublimato dal senso di una sua estrema particolarità. Particolarità che rimanda alle capacità primordiali dell'uomo che il tempo e la civiltà hanno soffocato, ma che restano latenti nel profondo. Sedimentate negli strati più oscuri del nostro inconscio, ogni tanto riemergono e ci inducono a intrigarci nel reale con un procedimento singolare, a tratti diabolico, tale da lasciarci meravigliati del modo in cui riusciamo a immaginare realtà diverse, a elaborarle, a dare loro una struttura, un moto e un significato. Si prenda, per tornare a Morovich, il protagonista del racconto I piccoli elefanti, sconvolto alla vista del cuoco che mette in pentola elefantini vivi per servirli a clienti esigenti, e si coglierà il senso di una metafora che trascende l'oggetto di tanta meraviglia, per rivelarsi come spiaENRICO MOROVICH d'un malessere che nasce essenzialmente dal comportamento umano allorché supera ogni tabù. Si prenda Aladino, ridotto alla condizione di un cane legato a Silvia anche senza guinzaglio. Parla, nonostante sia un cane, e si lascia indurre a tentare l'impossibile contro i gabbiani. Vi si potrà scorgere la metafora dell'innamorato fedele che scodinzola ai piedi dell'amata e che per lei si getta anche a mare Si veda ancora quanto si manifesta, in una successione di fatti incredibili in Viaggio al Nord: il delfino che chiede un'arancia sbucciata, il gatto bianco che suona il violino su un blocco di ghiaccio e l'altro che raccoglie denaro nel cappello, il cappello eccentrico di Ilaria che in mare galleggia. Oppure quale successione di tipologie umane si prospetti in L'autobus dei bugiardi, o ancora quale sorpresa ci coglie scoprendo che chi vive accanto a noi dorme senza la testa (Le teste perdute). E poiché funzione fondamentale del sogno è quella di stabilire un equilibrio compensativo nella psiche della persona, alleviando il peso della vita cosciente, in questi sogni raccontati da Morovich - i primi diciassette raccolti da lui quand'era in vita, nel volume Ascensori invisibili, cui seguono gli altri otto tratti dai giornali sui quali erano stati pubblicati o dalle carte inedite del nostro archivio c'è tutto il senso di un sollievo costante dal peso della grigia realtà quotidiana. Sappiamo, per confidenza dell'Autore, che la maggior parte delle sue pagine più esilaranti e più singolari nascevano in ufficio, durante le salutari pause dal suo grigio lavoro di funzionario di ragioneria, o durante gli improvvisi risvegli notturni che gli consentivano di fissare quanto il suo subconscio aveva nel sogno elaborato. Si sono presentati in tali occasioni i diavoli alla Cobold che, per colmo di fantasia, ricoprono anche il ruolo di confessori, o come quelli di Dubbi in continua mimesi? Non minor fascino esercita sul lettore il racconto Lo sposo con la barba finta con il gatto che parla e plana con un ombrello come se avesse un paracadute, o Una favola con la magia del genietto che restituisce al piccolo conte la sua indispensabile carica di superbia per riconquistare la dignità perduta. E infine i racconti Il ritorno del pescatore, dalla grazia di Una pagina evangelica, e Il gioco della ciminiera, dal cui finale prende titolo il volume. Se è vero quanto ha scritto Freud, e cioè che l'interpretazione dei sogni è la via maestra per giàngere alla conoscenza dell'anima, possiamo asserire, senza tema di smentita, che attraverso i suoi sogni Enrico Morovich ci si rivela con la sua carica di fantasia e di estrema ingenuità, quell'ingenuità di tipo universale - che appartiene all'uomo in quanto essere pensante - che gli ha consentito di rendere le proprie individuali fantasie rappresentazioni collettive, nelle quali il lettore, da lui guidato, diventa via via attore, scenografo, suggeritore, regista, autore, pubblico e critico, giocando a interpretare, come appunto in un sogno, di volta in volta un ruolo diverso, a seconda della momentanea disposizione a vivere in un certo modo la realtà quotidiana.

di Bruno Rombi

Genova, aprile 2000

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