LUNARIETTO 1998

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Siamo al quarto appuntamento con questo LUNARIETTO che, quando venne alla luce, nel novembre 1994, fu da tutti considerato come un esperimento. C'era ancora spazio per un periodico a scadenza annuale che raccontasse i fatti vecchi e le nuove speranze della nostra gente giuliana? Un periodico che fondesse curiositÓ popolari con granelli di cultura non accademica, facendo sorridere, ricordare con un pizzico di nostalgia, e talvolta anche pensare?... Il proposito un tantino ambizioso pare sia stato raggiunto attraverso l'abnegazione di un "volontariato" che si cela tra le righe di un tascabile, illustrato questa volta dal pittore Alfredo Seriani, che ha fugato ormai i dubbi e le titubanze degli inizi. Lentamente il LUNARIETTO GIULIANO si sta incamminando verso quella diffusione che in partenza poteva parere un sogno. Il grazie va all'entusiasmo intramontabile dei nostri collaboratori, e specialmente, in quest'occasione, ai pi¨ attivi, Mariuccia Coretti, Giorgio Candot e Tino Sangiglio. L'incoraggiamento a continuare contiamo ci venga dall'entusiasmo dei lettori, ai quali va il nostro augurio di una piacevole e distensiva lettura.

Manlio Cecovini

 

 


La processione di Barbana

Ogni prima domenica di luglio le acque della laguna di Grado presentano uno spettacolo singolare e assai pittoresco: un corteo di barche, tutte allineate sul mare, addobbate a festa che procedono lentamente verso l'isoletta di Barbana. E' il "perd˛n di Barbana", la solenne processione che ogni anno puntualmente si snoda da Grado e dalle isole circostanti verso il santuario di Santa Maria. Questo pellegrinaggio si svolge da sette secoli, da quando cioŔ nel 1232 Grado fu colpita da una terribile pestilenza. La cittadina allora si vot˛ alla Madonna, promettendo di recarsi ogni anno in luglio al Santuario, dove era custodita l'antichissima effigie bizantina di una Vergine in legno, trasportata - dice la leggenda - da una tempesta sull'isoletta di Barbana nel 582. In seguito al fatto miracoloso il patriarca Elia (uno dei patriarchi che soggiornarono a Grado prima che la sede del patriarcato fosse trasferita a Venezia) fece erigere una chiesa, il santuario appunto, luogo di venerazione dei gradesi, che ancora oggi a luglio osservano la tradizionale processione arricchitasi frattanto dell'apporto di molti altri devoti provenienti da ogni parte della regione.

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pagine composte da studioimaginis di Trieste