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- ISTITUTO GIULIANO DI STORIA, CULTURA E DOCUMENTAZIONE

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Il nostro SONDAGGIO

iniziato 16 febbraio 2018 è stato chiuso alla fine di marzo 2018.

Ringraziamo chi ha partecipato.

 


     Egregi soci e simpatizzanti della nostra associazione culturale giuliana,

 

     potetevate cliccare sul pulsante soprastante, senza timori! Non è una «fake news», non è un «virus», ma è un importante sondaggio.

di cosa si parlava?

     Scopo del nostro questionario era quello di sondare l’opinione dei cittadini su un tema essenziale per un’associazione culturale apolitica e apartitica come l’Istituto Giuliano di Storia Cultura e Documentazione di Trieste e Gorizia, attivo dal 1988 e che ha per fine fondamentale quello di “promuovere lo studio della storia e della cultura giuliana” (art. 1 dello Statuto). In via preliminare dobbiamo però porre una domanda: quanto efficacemente le autorità e gli enti pubblici preposti alla promozione della cultura nel Friuli Venezia Giulia operino e abbiano operato a favore della conoscenza della cultura giuliana di lingua italiana, della sua storia e tradizioni, dei suoi dialetti, dei grandi nomi che ha espresso in campo artistico, scientifico, ecc. Quesito non ozioso perché vi è chi pensa che l’impegno non sia stato sufficiente, né a livello locale né a livello nazionale, dove si cominciano a sentire espressioni quali “Trieste capitale del Friuli” (così, prima che venisse corretta, la pubblicità sulla “Stampa” di Torino della Mostra dedicata a Maria Teresa a Trieste), tristi documenti di un’identità che sfuma, perché non più avvertita come tale.

      Ciò forse implica anche una riflessione sull’organizzazione politica del territorio, strumento essenziale per poter tutelare e valorizzare la cultura. Quando il friulano Tiziano Tessitori, illustre politico di area democristiana, ha ipotizzato la creazione di una regione autonoma “friulana”, un’idea che ha portato alla nascita del Friuli Venezia Giulia, ha ipotizzato per Trieste una condizione “speciale”, caratterizzata da una marcata potestà di autogoverno.

     Si tratta di un tema del quale è certamente superfluo illustrare l’attualità anche sotto il profilo costituzionale e di cui, pur senza agitare fantasmi … catalani, è lecito discutere senza preclusioni. È evidente a tutti che accorciare le distanze tra “amministratori” e “amministrati”, in un contesto che garantisca piena reciproca identificazione, è condizione di buongoverno: rende più trasparenti le procedure, più facile il controllo, maggiore la reciproca comprensione.

     Questo sondaggio, articolato su una serie di domande, prende così in considerazione, oltre al prioritario aspetto culturale, anche l’ipotesi di ridefinire il profilo giuridico della "Regione Giulia", riconfermata come Regione speciale, ma anche come Regione a se stante nella convinzione che la promozione della cultura giuliana in tutte le accezioni sarebbe meglio garantita in un’area linguistico-culturale sostanzialmente omogenea e ad essa conforme (mentre da più parti nel mondo politico vengono proposte altre possibili modifiche dell’assetto regionale: Trieste “citta metropolitana”, provincia del Friuli e Trieste città autonoma).

      In tal caso il nuovo territorio della Regione Giulia comporterebbe un confine interno anche con il Friuli, il cui status e regime potrebbero venir definiti ex novo secondo più di una opzione giuridica, che non spetta certo ai giuliani definire.

      Tutto ciò non infirmerebbe per nulla i principi costituzionali sull'unità ed indivisibilità della Repubblica, consacrati dall'art. 5 della Costituzione; del resto tale proposta di riforma potrebbe attuarsi solamente mediante una legge costituzionale che promana dallo Stato.

     A tale riguardo conviene rimarcare che tale esperimento di suddivisione infra-regionale non sarebbe il primo nella storia Costituzionale italiana. Infatti nel 1968, con legge costituzionale, fu resa autonoma la Regione Molise che già faceva parte della composita Regione Abruzzi-Molise.

     Incidentalmente è interessante notare che quanto a estensione territoriale, popolazione, PIL, tale Regione Molise è comunque inferiore agli standards che sarebbero propri della Regione Giulia. Del resto, per concludere, il diritto costituzionale insegna che la superficie anche ridotta a dimensioni infra-provinciali non è di ostacolo alla fondazione di una Regione, se vi siano motivazioni di sostanza, com’è avvenuto per la regione Val d’Aosta o come per le Provincie autonome del Trentino dell’ Alto Adige.

     La compilazione delle risposte dovrebbe richiedere una decina di minuti di attenta riflessione. È possibile rispondere anche ad una parte delle domande; in alcuni casi è possibile fornire anche più di una risposta laddove il tema lo consente. Un sondaggio di tale natura è necessario alla stessa dirigenza dell'Istituto Giuliano per valutare il sentimento di appartenenza della “Gente giuliana”, che ha sofferto nel corso del Novecento una storia straordinariamente travagliata, attraverso tutte le generazioni che vi si sono succedute, e che è portatrice di una ramificata e nobile tradizione di cultura.

     La successiva valutazione delle risposte pervenute ci permetterà anche un auto-esame, idoneo tanto per valutare l’ adeguatezza della nostra azione di ricerca e di stimolo, quanto per programmare al meglio la nostra attività nel contesto territoriale cittadino e giuliano. Oltre che fornire una serie di informazioni importanti anche alla classe politica della città e della regione.

     Dedicateci solo 10 minuti!

Grazie

 

   Pulsante

 

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