ARTI FIGURATIVE

Bruno Ponte
La felicità inventiva

di Tino Sangiglio

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copertina Bruno PonteSecondo S. Basilio "quello che la parola comunica attraverso l'udito il pittore lo mostra silenziosamente". Parrà forse singolare che sia proprio un pensiero di un uomo spirituale - ma viene ovvio e spontaneo il richiamo quando si consideri che la religione, in senso lato, non solo non è sorda al valore artistico ma anzi lo vede come antefatto e realizzazione dei momenti più alti dello spirito, e quindi nel gradino più vicino alla sacralità: e che intendeva di diverso Hòlderl in quando diceva che "gli dei passeggiano nei giardini degli uomini"? - a soccorermi quando voglio definire, incompiutamente certo, ma sicuramente con buona verosimiglianza, la nota saliente dell'operare artistico di Bruno Ponte. Artista di razza, Ponte è un esemplare di quell'infrequente umanità che lavora in silenzio, con l'innata modestia dei temperamenti forti e creativi, senza clangori esteriori o le concessioni alle mode e alle debolezze transeunti, all'edificazione della sua peculiare interpretazione del fatto artistico dove l'affinamento espressivo è il segno più evidente, costante, continuativo, consunstanziale. L'ormai lunga elaborazione di Ponte è infatti un mesausto, permanente cammino di perfezionamento e di approfondimento del suo mezzo espressivo, contrassegnato da una rarissima coerenza e da una severissima disciplina all'insegna della purezza formale e della compiutezza tecnica. Ecco perché non sempre è agevole la lettura delle sue opere e, tanto meno, banale. Senza mai indulgere a facili compiacimenti o ad effetti plateali, lo sguardo di Carso Bruno PontePonte è sempre eminentemente contemplativo in quei suoi paesaggi naturalistici assorti ed incantati, tracciati e sospesi tra realtà e fantasia, tra concretezza ed immaginazione. Ma pure in grado di evidenziare e rendere palmari gli spessori delle acque e delle foglie, le ruvidezze degli anfratti geologici e delle doline carsiche sui quali con insistenza si poggia l'occhio acutamente indagatore e fascinosamente persuasivo di Bruno Ponte. Così il dato naturalistico è sempre in Ponte il punto di partenza, la zona d'inizio della ricerca e dell'indagine; ma da questo dato fisico Ponte, attraverso indefinibili e misteriose vie tutte le sue opere richiamano alla mente la sottile sapienza cinese del "dove c'è poco da guardare c'è molto da osservare" - realizza e concretizza l' interiorizzazione delle immagini con quel suo ineffabile, inimitabile gioco dell'alternanza del pieno e del vuoto, dell'incastonatura del concavo e del convesso. Allora i soggetti si dissolvono e scompaiono - anche se talora riesci a scorgerli e ad individuarli - perché non è il soggetto che preme a Ponte ma l'insieme degli equilibri e dei colori, dei ritmi grafici e dei segni compositivi, fusi in una simbologia personalissima di maliosa resa. E questo tanto nelle tecniche incisorie, ove Ponte è maestro, Serie carsicaquanto nelle tempere e negli olii. Le doline, gli anfratti, le rocce, la campagna del Friuli (Ponte è di origine e di nascita friulana), le fenditure e gli spaccati del Carso triestino (Trieste è per lui da moltissimi anni ormai la patria d'elezione), le balze petrose del monfalconese - ossia il dato naturalistico, fisico - costituiscono i materiali, gli archivi per così dire di una concezione di vita, di una specifica Weltanschauung ricca di sollecitanti simbolismi. Perciò l'aspetto puramente figurale è trascurato puntando invece al naturalismo astratto che, mentre fa salvi i diritti della creatività, elabora nello stesso tempo un paesaggio senza precise esigenze di identificazione quanto invece attento alla contemplazione e alla meditazione fantastica. Ma questa allusività al materiale e al fisico immette l'artista in un 'altra dimensione - l'interiorizzazione - tramuta i suoi segni in un canto sereno alla gioia di vivere in mezzo alla natura che balza irruente ed assidua con le sue impronte più belle ed icastiche, che tripudia Bruno Ponte (foto)in danze diafane ed ammaliatrici: i piccoli, incisivi rossi che spuntano come tremolanti rosolacci, i gialli come timidi crochi, gli altri colori che a puntini, qua e là, contrappuntano e scandiscono le tensioni e le pulsioni: nel gioco sinuoso degli incavi, delle sporgenze che poi armoniosamente s'incastrano e si incastonano nelle rientranze, delle asperità che si smussano e si sciolgono nella morbidezza dell'ordito, degli scabri che s'annullano e si aboliscono nel velluto del paesaggio si esprime e si dispiega una felicità inventiva con la quale, nel trasalimento dell'intimo e nella vibrazione dell'emozione, Bruno Ponte costruisce il compendio paradigmatico di un microcosmo governato dalle leggi dell'armonia e dell'equilibrio, sostenuto da un'ispirazione - difficilmente esprimibile a parole - di intensa, delicata raffinatezza, di intima, altissima poesia.

 

 

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